Arte del Benin

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La produzione artistica di Benin, in parte derivata dalla vicina Ife, rappresenta uno dei maggiori vertici dell'arte africana e può essere inclusa nelle grandi creazioni dell'arte mondiale. Sviluppatasi dalla seconda metà del sec. XII alla fine del XVII e seguita da un secolo di decadenza, l'arte di Benin può essere suddivisa in quattro fasi. Alla prima (seconda metà del sec. XII-prima metà del sec. XIV) appartengono poche opere artisticamente insignificanti, come le campanelle di bronzo. Nel secondo periodo (1350-1500), giustamente definito come “classico”, si produssero le opere più significative, tra cui sono da ricordare le celebri teste-ritratto, raffiguranti sia il re-sacerdote (oba) sia guerrieri e alti dignitari del regno: le più squisite sono le cosiddette “principesse”, testine dall'alta acconciatura a cono di un realismo idealizzato (Londra, British Museum). Al terzo periodo (sec. XVI-XVII) appartengono interessanti statue equestri e le famose placche di bronzo (Londra, British Museum) che ornavano le pareti del palazzo reale. Esse rappresentano il sovrano nella sua gloria militare o nella sua dignità sacerdotale e scene di genere; nelle più tarde sono raffigurati anche europei, per lo più Portoghesi, con cui il Benin era entrato in contatto. Il quarto periodo, nel segno della decadenza (fino al sec. XIX), ripete fiaccamente temi passati e forse molte opere furono prodotte per commissione di mercanti europei al cui gusto s'adattavano. Tipica di Benin è la raffinatissima produzione di avori, che forse abbraccia l'intero periodo di evoluzione di quest'arte: zanne intere scolpite a spirale che raffigurano battaglie, scene auliche e di sacrifici secondo una tecnica quasi cinematografica; innumerevoli coppe, cofanetti, trombe, piccole maschere, cucchiai, molti dei quali furono certo prodotti su richiesta europea. Degne della migliore produzione in metallo sono le superbe figure di leopardi in avorio, in cui le macule del pelame sono rese mediante un intarsio con placchette di ottone (Londra, British Museum). Per lungo tempo ritenuta, come l'arte di Ife, di origine non africana, la si riconosce come espressione di una maggiore civiltà passata, collegata al fiorire di regni indigeni, allo sfruttamento delle miniere e ai commerci internazionali.

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