Benin storia di un paese africano

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Elementi del periodo neolitico furono rintracciati nel 1956 e 1958 dalla missione Davies nel Benin settentrionale. L'esistenza d'una industria neolitica è testimoniata dalla scoperta – sempre nel Nord del Paese (Atakora, Somba, Savalou, Alibori) – di asce di pietra levigata e altri utensili. Tradizioni orali tramandate da popolazioni delle regioni sudoccidentali affermano che le genti adja si sarebbero stanziate verso il sec. XII o il XIII lungo le rive del Mono, dove sorgeva il centro di Tado. Successivamente un gruppo adja (o agia) avrebbe fondato più lontano la città di Allada (o Ardra) futura capitale del regno omonimo. Agli inizi del sec. XVII i tre figli del re Akpadi formarono con nuove conquiste i regni di Adjatché e di Kerelou Abomey. Quest'ultimo avrà gli sviluppi più fortunati e duraturi nei sec. XVII e XVIII. Nel 1818 il re di Abomey, Adandoza, fu deposto da Ghezo (denominato anche Dada, cioè il Buono), il quale regnò per 40 anni (1818-58) dando al Paese un forte e singolare apparato militare (fondò il corpo delle Amazzoni col quale riuscì a sconfiggere anche gli Yoruba). Ghezo seppe instaurare valide basi di collaborazione con gli europei e operare una coraggiosa e illuminata riconversione economica sostituendo al nefasto pilastro della tratta quello più edificante della coltura della palma da olio. Le prime ricognizioni europee del litorale del Benin risalgono ai portoghesi João de Santarem ePedro de Escobar (1471-73). Il Portogallo entrò però ben presto in lotta, lungo tutte le coste del golfo di Guinea, con inglesi, olandesi e francesi impegnati anch'essi nell'esercizio del traffico degli schiavi che si protrasse fino all'inizio del sec. XIX. La Francia fondò nel 1704 a Ouidah una stazione commerciale che, abbandonata nel 1797, fu riattivata dai portoghesi per la raccolta e l'imbarco degli schiavi diretti al Brasile. Nel 1843 M. Brue, agente della Società commerciale marsigliese Regis, stabilì i primi contatti col re Ghezo ad Abomey. Ne scaturì, il 1º luglio 1851, un trattato con la Francia, la quale dieci anni dopo stabiliva il suo protettorato su Porto-Novo. Nel 1868 il re Glèlè (1858-1889), succeduto a Ghezo, cedeva Cotonou ai francesi; ma in seguito i rapporti peggiorarono e, quando nel 1890 gli succedette il figlio Béhanzin, il contrasto degenerò in aperto conflitto e il re fu esiliato nella Martinica. Il nuovo re Agoliagbo firmò l'accettazione del protettorato francese. Negli anni successivi la Francia delimitò, attraverso convenzioni con la Germania (1897) e con la Gran Bretagna (1898), i confini del Dahomey et Dépendances. Nel 1904 la colonia assunse – nel quadro della Federazione dell'Africa Occidentale Francese – una struttura politico-amministrativa definitiva. Con la Costituzione del 1946 che dava vita all'Unione francese, il Dahomey acquisì, al pari delle altre colonie francesi, lo status di territorio d'oltremare e, con la “Loi Cadre” del 1956, ottenne l'autonomia interna nel contesto della Comunità Francese. Costituitosi in Repubblica autonoma il 4 dicembre 1958 (Repubblica del Dahomey), il Paese si diede una propria Costituzione il 15 febbraio 1959. Il 30 maggio dello stesso anno entrò a far parte del Consiglio dell'Intesa insieme alla Costa d'Avorio, al Niger e all'Alto Volta (oggi Burkina). Infine il 1º agosto 1960 il Dahomey raggiunse la piena indipendenza e adottò una nuova Costituzione (26 novembre 1960). La vita del nuovo Stato fu però travagliata da ricorrenti crisi politiche: nell'ottobre 1963 il governo del presidente Hubert Maga fu rovesciato da un colpo di stato militare che portò al potere il generale Nicéphore Soglo, a sua volta deposto nel dicembre 1967 da unità paracadutiste guidate dai maggiori Kouandété e Kérékou. Questi predisposero un ritorno al governo civile istituendo il 7 maggio 1970 un Consiglio Presidenziale formato dal triumvirato Maga, Apithy, Ahomadégbé, ma nel 1972 un colpo di stato militare consentì a Mathieu Kérékou di diventare capo dello Stato. Nel 1975 Kérékou proclamò l'adozione della via marxista-leninista e diede alla Repubblica del Dahomey l'odierna denominazione di Repubblica Popolare del Benin. Nel 1979 fu eletta l'Assemblea Nazionale sulla base di una lista unica di candidati, che nel 1980 scelse come presidente della Repubblica lo stesso Kérékou. La lunga parentesi del regime instaurato da Kérékou, con il concorso del Partito della rivoluzione popolare (PRPB) entrò in crisi sul finire degli anni Ottanta nonostante ancora nel 1989 il presidente fu confermato nella carica dall'Assemblea nazionale rivoluzionaria. Spia evidente dell'insofferenza verso il dilagare della corruzione era già stato il tentativo di colpo di stato attuato nel 1988 da un gruppo di ufficiali. La situazione precipitò alla fine del 1989 quando, in seguito a una vasta contestazione che portò alla paralisi dell'amministrazione, delle scuole e dell'università, il PRPB fu costretto a rinunciare all'ideologia comunista e ad avviare un processo di liberalizzazione. Nei primi mesi del 1990 una Conferenza delle forze vive della nazione, pur mantenendo Kérékou nell'incarico, nominò primo ministro Soglo (già al potere dal 1963 al 1967), abrogò la vecchia Costituzione, sciolse l'Assemblea nazionale rivoluzionaria e istituì un Alto Consiglio della Repubblica. Questo, assunte le funzioni di Assemblea legislativa provvisoria, varò una nuova Costituzione democratica che venne approvata con referendum (dicembre 1990). Le elezioni generali, svolte nel marzo 1991, confermarono la svolta e Soglo, vincitore, sostituì il vecchio dittatore nella carica di capo dello Stato. Le decisioni, soprattutto quelle economiche, del presidente Soglo furono però vivacemente contestate e gli furono mosse accuse non infondate di nepotismo, tanto che le elezioni del 1996 lo videro sconfitto nei confronti di Kérékou che venne nuovamente eletto presidente della Repubblica. Le scelte economiche contestate al suo predecessore erano però ormai inevitabili e anche Kérékou fu costretto a impopolari decisioni in questo campo. Nel febbraio 1998, il malessere della popolazione sfociò in una dura protesta contro il governo, che fu costretto a ridefinire il programma di spesa pubblica. Kérékou e Soglo si candidarono anche alle elezioni del 2001: Soglo però accusando la parte avversa di brogli elettorali si ritirò consegnando la vittoria al presidente in carica. Nel marzo del 2006 Kérékou concluse il suo secondo e ultimo mandato come presidente del Benin e con esso anche la sua carriera di leader del Paese durata ca. 33 anni. Nuovo presidente veniva eletto Yayi Boni.

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