Papa visita le “tappe della memoria” a Vilnius

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Papa Francesco, nella sua visita in Lituania, ha potuto vivere momenti importanti della memoria del paese, a Vilnius, tra questi specialmente il Monumento per le vittime del ghetto, il Museo delle occupazioni e lotte per la libertà e il Monumento alle vittime dell'occupazione sovietica.

Il primo momento di raccoglimento riapre le laceranti e orribili ferite provocate dalla tragedia dello sterminio e della deportazione. Nel giorno del 75.mo anniversario della distruzione del ghetto di Vilnius, il Papa ha deposto un omaggio floreale davanti al monumento nella centrale piazza Rudininku. Prima dell’occupazione da parte delle forze naziste, in Lituania vivevano circa 250 mila ebrei. La popolazione del ghetto, deportata il 23 settembre del 1943, fu quasi interamente sterminata. Oggi, in Lituania, vivono circa 4 mila ebrei
Un secondo momento, denso di silenzi e preghiere, si è vissuto nell’edificio del Museo delle occupazioni e lotte per la libertà. E’ il luogo  dove si ricordano le drammatiche pagine dell’occupazione nazista e sovietica. In questo edificio, prima la polizia nazista della Gestapo e successivamente gli agenti sovietici del Kgb hanno torturato e ucciso almeno un migliaio di prigionieri. Papa Francesco ha visitato in particolare le due impressionanti celle di isolamento, la n. 9 e la n. 11, della larghezza di sessanta centimetri, dove ha acceso una candela. Nella cella numero 11 sono esposte, in particolare, le fotografie e le storie dei alcuni vescovi cattolici perseguitati per la loro fede, tra cui l'arcivescovo Teofilo Matulionis, proclamato beato il 25 giugno 2017. In questo edificio è stato ucciso, il 18 novembre 1946, mons. Vincentas Borisevičius, vescovo della diocesi di Telšiai. Il silenzio ha poi scandito la visita nella sala delle esecuzioni. Il Pontefice ha quindi firmato il libro degli ospiti a ricordo della sua visita.
Papa Francesco ha infine sostato davanti al Monumento delle vittime dell’occupazione sovietica. Da questo luogo, dove la memoria continua a custodire la storia, il Papa ha elevato la propria preghiera: “Il tuo grido, Signore non cessa di risuonare, e riecheggia tra queste mura che ricordano le sofferenze vissute da tanti figli di questo popolo”. “Che il tuo grido, Signore - ha aggiunto il Pontefice - ci liberi dalla malattia spirituale da cui, come popolo, siamo sempre tentati: dimenticarci dei nostri padri, di quanto è stato vissuto e patito”. “Signore - ha concluso - non permettere che siamo sordi al grido di tutti quelli che oggi continuano ad alzare la voce al cielo”.

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