Beatificazione di Mariano I Soldevila

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La cura del prossimo e la luce della Parola di Dio: queste le vocazioni del nuovo Beato, al secolo Mariano Mullerat I Soldevila, il laico catalano che viene elevato oggi agli onori degli altari a Tarragona, morto da martire durante la guerra civile spagnola a soli 39 anni. Dalla cittadina di Arbeca, dove grazie alla famiglia e a un grande vescovo, si formò nella fede, e da dove si allontanò solo per studiare medicina a Barcellona.
Non fa fatica, Mariano, a trovare nella professione medica il naturale sbocco della chiamata al servizio che sente, fortissima, dentro di sé. Ama soprattutto assistere i poveri, che non si possono permettere di pagarlo, e i malati alla fine della vita, che accompagna per mano fino alla fine, preparandoli anche a ricevere i Sacramenti. “Erano la sua fede e la sua religiosità a ispirarlo nello svolgimento della professione medica che viveva come una missione”, evidenzia il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi (ascolta l'intervista completa).
“La Catalogna sarà cristiana o non lo sarà”. Questo l’impegno preciso preso da Mariano che a un certo punto della sua vita viene eletto anche sindaco del suo paese, Arbeca. Tutti lo votano, credenti e non, perché “la gente gli voleva bene”, come sottolinea il card. Becciu. Pone, con il suo esempio e la sua testimonianza, un tema che dopo qualche anno, sarà affrontato nel Concilio Vaticano II e, poi, sarà al centro dell’Esortazione apostolica post-sinodale “Christifideles laici” di Giovanni Paolo II: l’impegno dei cattolici laici a “sporcarsi le mani” all’interno della società. Mariano lo fa con l’attività politica, perché “aveva già capito quello che fu poi un insegnamento di Paolo VI: che la politica è la forma più alta di carità”, ricorda ancora il card. Becciu.
Mariano è anche lo sposo premuroso di Dolors, con la quale mette su una famiglia che è vera cellula sana in una società in crisi: diventa così anche un padre amorevole di cinque figlie. Alcune diventeranno religiose, segno che Mariano e Dolors ben hanno interpretato l’idea di famiglia quale Chiesa domestica, facendo respirare alle bambine fin da piccole l’aria profumata della Parola di Dio che fa nuove tutte le cose, sperimentare la fedeltà alla Messa e all’Adorazione del Santissimo Sacramento. Il nuovo Beato, inoltre, è anche molto vicino alla spiritualità domenicana. Sua cognata, infatti, era una suora dell’Annunciazione e lui come medico si prende cura spesso della salute delle religiose e come sindaco si occupa delle scuole gestite dall’Ordine. Dopo la sua uccisione sarà proprio una delle suore che aveva assistito a ricordarlo così: “All’inizio della guerra civile ci ha visitato spesso per darci incoraggiamento e speranza; ci ha esortato a essere forti di fronte al pericolo che ci minacciava e non ci ha mai fatto mancare il suo aiuto”.
Ed ecco che la situazione, in Spagna, precipita. Il 13 agosto 1936 Mariano viene prelevato da casa sua e arrestato. La motivazione ufficiale gira intorno a una questione di fazioni politiche, ma la verità è che Mariano è un cristiano, un individuo ormai scomodo. Mentre lo portano via su una camionetta, una donna chiede piangendo alle guardie di consentire al dottor Mariano di visitare il figlio, gravemente ammalato. Non gli sarà permesso, ma Mariano scrive una cosa su un foglietto e la guarda negli occhi: “Non piangere. Tuo figlio non morirà. Dagli questa medicina e prega che Dio ti aiuti”, la consola. Arrivato sul patibolo, prima di essere ucciso, i testimoni raccontano che fino alla fine prega ad alta voce ed esorta tutti a farlo, tanto che uno dei suoi aguzzini lo colpisce sulla bocca per farlo smettere. Ma non serve. Questo è il modo in cui dobbiamo imparare a essere cristiani l’eredità che ci lascia il nuovo Beato, come precisa il card. Becciu: “Il coraggio di testimoniare Cristo fino alla fine, in ogni ambiente, davanti ad ogni difficoltà, sempre”.

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