Appello dei vescovi del Venezuela per porre fine al conflitto

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I vescovi del Venezuela hanno lanciato ieri un nuovo accorato appello a fermare le violenze contro la popolazione. In un comunicato della Commissione Giustizia e Pace, i presuli, citando Sant'Oscar Arnulfo Romero, esortano: "Nel nome di Dio e nel nome di questo popolo sofferente, i cui lamenti salgono in cielo ... Cessi la repressione".

I vescovi pregano per quanti hanno perso la vita e manifestano la loro vicinanza alle famiglie delle vittime. Descrivono le tragiche condizioni di vita dei venezuelani: alle violazioni del diritto al cibo, alla salute, al lavoro e alla sicurezza si aggiungono l’emigrazione forzata e la violenta repressione. Quest’ultima si è inasprita dal 22 gennaio scorso, ad opera delle forze di sicurezza dello Stato e dei collettivi armati che colpiscono le persone che manifestano civicamente il loro malcontento. I vescovi si rivolgono ancora una volta, “in questo momento cruciale e difficile”, a tutto il popolo venezuelano e a tutte le componenti civili e militari. Si rammaricano profondamente per i tanti morti morte, i feriti, per quanti sono detenuti arbitrariamente, torturati e perseguitati in tutto il Paese e per tutto ciò che viola la dignità e i diritti umani dei cittadini.

I vescovi fanno alcune richieste: che si rispetti “la vita e la sicurezza di tutti i venezuelani, compresi quelli che protestano civicamente", che si cessi ogni “violazione dei diritti umani” garantendo i diritti di tutti i cittadini", che si fermi “la repressione sistematica di fronte al malcontento popolare". Ricordano alle autorità militari e a tutte le forze di sicurezza che non si può imporre di compiere violazioni dei diritti umani e crimini contro l'umanità, sottolineando che "la responsabilità penale è personale" e che questi atti non possono essere giustificati dall'obbedienza "a ordini superiori".

Si ricorda all'esercito che "ha il dovere di difendere il popolo" secondo l'articolo 328 della Costituzione, che prevede che le "Forze Armate siano al servizio della nazione". I vescovi quindi invitano "tutti i venezuelani a non rispondere con violenza alle varie provocazioni a cui sono sottoposti".

Quindi concludono: "Preghiamo per coloro che hanno perso la vita a causa di questi eventi, per la guarigione dei feriti, per il giusto processo e il diritto alla difesa di quanti sono detenuti arbitrariamente. Assicuriamo anche la nostra vicinanza spirituale ai parenti delle vittime e che Maria, Madre della Chiesa e Regina della Pace, interceda per il Venezuela”.

Intanto si inasprisce il muro contro muro fra Juan Guaidó, il leader dell’Assemblea nazionale che ha assunto le funzioni di presidente ad interim, e Nicolás Maduro, la cui rielezione alla massima carica dello Stato, l’anno scorso, è stata dichiarata illegittima dal parlamento venezuelano. Guaidó, ha rifiutato la proposta di un incontro lanciata da Maduro, e ha rilanciato la protesta di piazza per chiedere la “fine dell'usurpazione", un governo di transizione ed elezioni con garanzie democratiche convocate al più presto. Maduro, da parte sua, è tornato a denunciare di essere vittima di un "golpe mediatico internazionale".

La grave crisi politica del Venezuela arriva oggi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite  che si riunisce per una seduta d'emergenza richiesta dagli Stati Uniti, che insieme a diversi Paesi dell'America Latina hanno dichiarato il loro sostegno a Guaidó. Russia, Iran e Turchia invece sostengono Maduro, mentre la Cina avverte di non interferire nella politica interna venezuelana. L'Unione Europea sta lavorando per preparare una 'dichiarazione comune' nella quale si chiede la convocazione rapida di elezioni in Venezuela per arginare la crisi che in tre giorni ha causato almeno 26 morti.

“Chiediamo a tutti gli attori politici di pensare al popolo venezuelano e che si trovino soluzioni perché il popolo non soffri più quello che sta soffrendo”. Lo dice mons. Mariano Parra, arcivescovo di Coro, Venezuela, in un’intervista al Sir e a Tv2000, rivolgendosi ai leader politici internazionali. “Quello che vorrei dire al mondo e a tutti indifferentemente: non lasciamoci prendere da questo sentimento egoistico che difende il proprio punto di vista, la propria posizione ma pensiamo al popolo, perché chi sta soffrendo è il popolo. Non stanno soffrendo i presidenti, non sta soffrendo chi occupa posti importanti, chi sta soffrendo è il popolo povero”. L’arcivescovo tiene a sottolineare che il popolo “sta manifestando perché sta vivendo la fame, la mancanza di medicine, sta vivendo una drammatica situazione socio-politica. Ed ha quindi tutto il diritto di esprimersi, non possiamo impedirgli di manifestare. Pensiamo allora al popolo, non pensiamo ai nostri interessi personali”. Ha paura di una guerra civile? “Ho paura che scoppi una violenza molto grande. Non so se chiamarla guerra civile. Ma ho molto paura della situazione”, risponde l’arcivescovo. “E chiedo, prego, supplico le autorità del Venezuela e le autorità internazionali, che pensino al popolo, pensino a quello che ha spinto il popolo a manifestare. Non pensino agli interessi personali o di partito, o di gruppo. Il nostro popolo è sceso in piazza e si è detto che non si era mai vista una manifestazione così grande. Il popolo ha manifestato perché è stanco. Quello che il popolo sta dicendo è che è stanco di vivere una situazione così critica come quella che stiamo vivendo. Un Paese così ricco che sta vivendo una povertà estrema. Chiediamo allora a tutti gli attori politici di pensare al popolo, e che trovino le soluzioni perché il popolo non soffra più quello che sta soffrendo”.

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