Quanto costa la guerra contro lo Stato islamico?

USA - SIRIA (f) 0927 - Raid aerei

WASHINGTON - I bombardamenti contro le postazioni dello Stato islamico in Siria e Iraq costeranno molto di più delle operazioni del 2011 contro il leader libico Muammar Gheddafi. Una stima esposta dal Pentagono lo scorso agosto, alcune settimane prima dell’inizio dei raid, indicava un costo giornaliero delle operazioni a 7,5 milioni di dollari. Tuttavia diversi analisti statunitensi hanno fatto notare in questi giorni come la cifra sia di molto inferiore alla realtà. Con l’estensione delle operazioni militari in Siria la guerra contro lo Stato islamico potrebbe costare circa 10 miliardi di dollari al mese.

“Sono convinto che dovremmo stimare una cifra forse doppia a quanto preventivato”, spiega Jim Haslik, membro del Consiglio atlantico. Nella prima notte di bombardamenti gli Usa hanno lanciato 47 missili Tomahawk. Ogni missile costa circa 1,5 milioni di dollari. I sofisticati jet F-22 Raptor utilizzati per colpire gli obiettivi più sensibili hanno un costo orario di 68 mila dollari.

Il costo dell’intera operazione è comunque inferiore ai miliardi spesi per le campagne di controffensiva in Iraq e Afghanistan caratterizzate dall’impiego massiccio di truppe a terra. La guerra contro i talebani lanciata da George W. Bush pochi mesi dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 è costata circa 1 miliardo di dollari a settimana. L’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein e la sua successiva occupazione per 8 anni hanno raggiunto costi stratosferici, pari a oltre mille miliardi di dollari.

Finora il presidente Barak Obama e i consiglieri della difesa hanno preferito mantenere le operazioni contro l’Isis su un livello di medio impegno con ampio utilizzo di aerei e droni, impiego di truppe locali come i Peshmerga curdi e circa 1600 militari a terra per addestrare e coordinare il personale. Tuttavia non è da escludere un aumento delle truppe a terra in caso di un’estensione del conflitto, che invece di uno o due mesi potrebbe durare molto di più.

Un’operazione molto simile a quella in corso contro lo Stato islamico è stata quella del 2011 contro Gheddafi, i cui costi hanno raggiunto il miliardo di dollari per sette mesi di operazioni, ma occorre considerare l’intervento congiunto dei Paesi Nato e la posizione del tutto secondaria di Washington. Nel conflitto contro gli uomini di Abu Bakr al Baghdadi, gli Usa stanno mantenendo una posizione di guida delle operazioni, accollandosi gran parte dei costi.

Secondo Gordon Adams, docente all’American University e responsabile delle politiche di budget dell’amministrazione Clinton i costi del conflitto contro l’Is raggiungeranno i 15, 20 miliardi di euro su base annuale, pari a 1,25 miliardi al mese. Harrison sottolinea che “i principali oneri non sono né le gestione degli aerei, né le munizioni, ma l’alto costo dei voli di ricognizione per individuare gli obiettivi”. Infatti l’area oggetto delle operazioni è molto vasta e sono necessari circa 60 voli di ricognizione al giorno per individuare i luoghi da bombardare, costi che gli Stati Uniti rischiano di sostenere da soli, a causa della riluttanza degli alleati ad impegnarsi in un conflitto che secondo le stime del Pentagono potrebbe durare anche tre anni.

Finora i fondi per le missioni giungono dall’Overseas Contingency Operations (Oco) fondo separato dal normale bilancio della difesa che funge come una sorta di carta di credito per le guerre. Il Congresso ha aumentato la disponibilità dell’Oco a 85 miliardi di dollari per l’anno fiscale in corso che termina questo mese. Tuttavia il Pentagono ha già in programma di ridurre il fondo per il 2015 a 54 miliardi di dollari.

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